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Linea diretta con CCI
Lo scorso 20 settembre, alla vigilia della Milan Fashion Week, Allen A. Terhaar (Executive Director di Cotton Council International) ha tenuto una conferenza telefonica per la stampa per parlare di cotone, protagonista in passerella e alle tante fiere di settembre. In diretta dal World Textile Summit 2011 a Barcellona, dove si è parlato della volatilità del prezzo del cotone, Terhaar ha spiegato le dinamiche dei prezzi in una prospettiva globale, parlando anche di Cina e India, e naturalmente della produzione USA di cotone. Terhaar ha sottolineato come l’area di produzione del cotone americano sia quest'anno in aumento, proprio grazie ai prezzi più elevati che lo rendono una coltivazione appetibile, ma anche alla spiccata preferenza dei consumatori italiani e di tutto il mondo per il cotone. Infatti, nonostante l'aumento significativo dei prezzi nell'ultimo anno, sia consumatori ma anche brand e retailer hanno continuato a preferire il cotone rispetto ad altre fibre.
Ecco i punti salienti illustrati da Terhaar alla stampa:
- In una prospettiva di lungo termine risulta evidente che i prezzi del cotone sono rimasti del tutto stabili, su livello contenuto, per un buon numero di anni, poi improvvisamente circa un anno fa si è verificato un brusco incremento che poi è altrettanto velocemente e parzialmente rientrato. Quello che ora si chiedono gli operatori del settore, e di cui si è parlato molto anche a Barcellona, è come si presenta lo scenario futuro dei prezzi ma soprattutto della volatilità e quali fattori sono alla base di queste dinamiche.
- Sul versante della filiera, dal 2006 al 2009 l'impiego industriale di cotone ha superato la produzione. Una produzione eccessiva, se protratta nel tempo, genera dapprima una riduzione degli stock e, se prolungata, crea tensione sul prezzo: questo è proprio ciò che è accaduto, e nel 2009, con una domanda in aumento, i prezzi sono saliti per dare al mercato un segnale della necessità di una maggiore quantità di cotone. In effetti, nel 2010 si è verificato un aumento nella produzione di cotone e nel 2011 un aumento significativo verso un possibile livello record e un consumo al di sotto della produzione.
- Negli Stati Uniti, il maggiore esportatore di cotone al mondo, la produzione di cotone è scesa dal 2005 al 2009. Molto è stato dettato dai prezzi bassi e stabili per gli agricoltori, soprattutto se paragonati ai prezzi di colture "concorrenti" come grano, soia e altri prodotti che sono cresciuti fortemente: proprio per questo i coltivatori preferivano seminare le colture per loro più redditizie. Nel 2010 i prezzi del cotone hanno cominciato a reagire e i coltivatori hanno seminato più cotone con una conseguente maggiore produzione negli Stati Uniti registrando nel 2011 una semina ancora maggiore, ma sfortunatamente dovettero affrontare delle condizioni di siccità in Texas, lo Stato con la maggior produzione di cotone.
- Guardando agli altri grandi player mondiali del cotone, abbiamo assistito ad un grande salto produttivo dell'India all'inizio del 2003, reso possibile da impiego di tecnologia e biotecnologia. Questo aumento produttivo ha permesso di mantenere i prezzi contenuti per alcuni anni ma quando l'India a fine 2010 ha deciso di togliere dal mercato la sua disponibilità di cotone per proteggere le aziende tessili nazionali dall'incremento dei prezzi, si è sentito l'impatto sui prezzi del cotone nel mondo. Come in India, anche in Cina il consumo è cresciuto enormemente. Punto cruciale è stata la crescita del consumo interno di cotone, il che vuol dire che i consumatori cinesi stanno comprando al dettaglio molto abbigliamento, molto tessile casa e tutto questo rimane in Cina piuttosto che andare sul mercato mondiale. Se le vendite al dettaglio crescono dal 15 al 18% ogni anno e il cotone è un'importante componente, questo implica un grande aumento nella richiesta in quel Paese e lo stesso vale per l'India.
- CCI svolge diversi progetti di ricerca in tutto il mondo: dalle nostre ricerche internazionali emerge come il consumatore sia convinto che il cotone sia la fibra per eccellenza da scegliere. Uno degli aspetti discussi al Summit di Barcellona è il fatto che i consumatori siano stati sorprendentemente fedeli al cotone quando i prezzi sono fortemente rincarati. In Italia e nel mondo i consumatori ritengono che il cotone sia la fibra in assoluto più "amica dell'ambiente". Questo è molto chiaro se confrontiamo il cotone con altre fibre e in particolare con quelle sintetiche. Vogliamo mantenere questa posizione e reputazione e vogliamo farlo avendo un prodotto che di fatto sia il più amico per l'ambiente. La nostra ricerca Global Lifestyle Monitor ha evidenziato che in Italia l'85% dei consumatori ritiene che il contenuto della fibra sia più importante del brand; il 77% afferma che pagherebbe di più per capi realizzati con fibre naturali; il 66% che i capi di qualità superiore siano fatti con fibre naturali.
- Come COTTON USA sosteniamo la domanda di cotone e la vendita in Italia e nel mondo. In Italia CCI realizza molte iniziative di advertising, public relations e materiali punto vendita con le società partner quali Original Marines per l'abbigliamento e Zucchi e Bassetti per il tessile casa. Non solo, CCI conduce in diversi Paesi attività di ricerca di mercato sul consumatore in grado di comparare le preferenze degli italiani con l'attitudine d'altri consumatori nel mondo. E gli italiani sono molto orientati verso le fibre naturali e verso il cotone di qualità!