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Intervista a Paolo Zegna - Largo Consumo (settembre 2007)
Risponde Paolo Zegna, presidente di Smi-Ati - Federazione delle imprese tessili e mode italiane. Nel 2006 l'industria italiana dell'abbigliamento ha dato segnali di una significativa ripresa sia a livello nazionale sia internazionale. Quali sono stati I principali cambiamenti strutturali che hanno favorito l'attuale tendenza?
Il mercato internazionale si sta velocemente evolvendo sulla base di due fattori che operano congiuntamente, cambiando in profondità il quadro competitivo tradizionale. Da un lato nuovi Paesi, a partire dalla Cina, dall'India ma anche da altri Paesi asiatici che si affacciano sulla costa Sud del Mediterraneo, si sono imposti a partire dal basso costo della manodopera come attori sempre più importanti nelle fasce di prodotto dove l'elemento determinante è il prezzo, dall'altro lato, molti Paesi emergenti, in fase di grande sviluppo economico, sono diventati mercati di sbocco per prodotti di qualità e di lusso dove l'Italia vanta una tradizionale leadership, aprendo nuovi, importanti scenari.
Lo sviluppo di molti Paesi emergenti, una discreta ripresa in Europa, trainata dalla Germania e un buon andamento degli Usa, stanno facendo emergere o consolidano settori sociali non solo dotati di un buon potere d'acquisto, ma anche fortemente interessati ai prodotti italiani, e a ciò che evocano in termini di qualità, di bello e di inimitabile. La filiera tessile-abbigliamento-moda italiana, all'interno dei grandi cambiamenti indotti dall'irruzione della produzione cinese nel commercio internazionale, è fra le poche a essere riuscita a mantenere la propria quota di mercato nel commercio internazionale, mediante un riposizionamento della nostra offerta. Seppur in modo non univoco, la nostra filiera ha avviato un processo, solo parzialmente concluso, puntando su produzioni meno sensibili alla sola concorrenza di prezzo, per collocarsi sulle fasce medio-alte e alte del mercato e verso una ancor più accentuata internazionalizzazione.
Nel 2006 l'industria italiana dell'abbigliamento ha dato segnali di una significativa ripresa sia a livello nazionale sia internazionale. Quali sono stati I principali cambiamenti strutturali che hanno favorito l'attuale tendenza?
Il mercato internazionale si sta velocemente evolvendo sulla base di due fattori che operano congiuntamente, cambiando in profondità il quadro competitivo tradizionale. Da un lato nuovi Paesi, a partire dalla Cina, dall'India ma anche da altri Paesi asiatici che si affacciano sulla costa Sud del Mediterraneo, si sono imposti a partire dal basso costo della manodopera come attori sempre più importanti nelle fasce di prodotto dove l'elemento determinante è il prezzo, dall'altro lato, molti Paesi emergenti, in fase di grande sviluppo economico, sono diventati mercati di sbocco per prodotti di qualità e di lusso dove l'Italia vanta una tradizionale leadership, aprendo nuovi, importanti scenari.
E qual'è la previsione per il 2007 in base ai risultati del primo trimestre?
I dati dei primi mesi del 2007 confermano il trend che si è delineato nel 2006 e che testimoniano che il settore nel suo complesso si sta muovendo nella direzione prima descritta. Al momeno la vera criticità è rappresentata dall'euro forte nei confronti di dollaro e yen. Non dobbiamo però mollare la presa, ma dobbiamo insistere con determinazione nel completamento del riposizionamento, imparando anche a unire le forze quando è necessario e possible, chiedendo al Governo e al sistema-Paese di non lasciarci soli, come in larga misura è avvenuto finora, a difendere e sostenere un settore, che continua a essere strategico non solo per quanto vale in termini di fatturato, posti di lavoro, investimenti ma, anche, come immagine fortemente positiva dell'Italia nel mondo.