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Scenario Mercato Italia/Abbigliamento - Largo Consumo (settembre 2007)
UNA FINESTRA SULL'ITALIA
Il miglioramento del "sentiment" complessivo degli operatori del mercato tessile-moda connesso al primo aumento in termini reali della spesa delle famiglie registrato nella primavera-estate 2006 (+0,4%) dopo ben 10 stagioni è stato letteralmente gelato dall'avvio della stagione invernale: l'autunno/inverno 2006-2007 si è infatti chiuso con un calo della spesa reale pari al -1,4%. È questo il dato essenziale che emerge dall'analisi congiunturale effettuata dal Centro Studi Smi-Ati in relazione al mercato italiano del tessile-abbigliamento.
IL CLIMA SOTTO ACCUSA
Cosa ha determinato l'inversione di rotta che i dati congiunturali hanno evidenziato? Ovviamente l'imputato principale - afferma Schirone - è stato il fattore climatico. Buona parte del calo che si è avuto si è concentrato tra settembre eottobre (-2,7% in termini di sell out, superiore al record bimestrale negativo ottenuto più di tre anni prima) proprio perché i capi esposti in vetrina non risultavano indossabili alle temperature ben al di sopra della media registrate in quei mesi. Ciò ha portato a posticipare questi acquisti e in molti casi ad annullarli.
Entro questo quadro generale, in base alle analisi condotte dal Centro Studi in relazione a 16 diversi microcomparti del settore, emerge che la camiceria femminile rappresenta il prodotto best performance dell' A/I 2006-2007 guadagnando 9,3 punti percentuali in termini di spesa rispetto alla stagione 2005-2006; segue la camiceria maschile che registra un +2,8% e le cravatte che, dopo molti anni contraddistinti da valori negativi, mettono a segno un +2,5%.
Tolti questi tre segmenti, nessun altro è di fatto stato in grado di crescere a ritmi significativamente superiori all'1 %. Tra quelli che hanno sofferto di più rientrano tre dei maggiori quattro macro-comparti: maglieria e abbigliamento esterno femminile (rispettivamente -0,6% e -1,9%) e maglieria maschile (-0,8%) mentre tiene il vestiario in tessuto per lui (+ 0,1%).
I consumi possono anche essere letti in termini di tipologie di fibre acquistate dalle famiglie italiane: quali sono state le preferite nell'ultima stagione, quali le meno vendute? In questo caso i dati sono a spesa corrente, si riferiscono all'anno solare 2006 ed evidenziano come a subire di più le alte temperature sia stata la lana che ha registrato un -2,6%, mentre il puro cotone è cresciuto di 1,5%.
LE TENDENZE PRINCIPALI
Sita ricerca ha quindi focalizzato la sua attenzione sul segmento abbigliamento esterno al fine di evidenziarne l'andamento nella passata stagione in termini di tendenze. Analizzando i risultati raccolti a livello di singolo prodotto nel segmento femminile sono emersi tre temi fondamentali: una donna più elegante e più vestita come dimostrato dall'andamento di giacche, camicie, abiti, gonne e polo; un donna sportiva che tiene molto al benessere e alla cura del corpo (crescono infatti le tute sportive e in genere l'area fitness); infine il tema del corto che dominerà l'estate attuale ed è andato molto bene anche d'inverno.
Tra i best seller dell'abbigliamento esterno spicca invece un grande assente, il jeans, che dopo i trionfi degli ultimi anni sembra avere ridotto la sua forza, forse anche in ragione delle temperature elevate che non ne hanno certo favorito l'utilizzo. Nell'uomo entro questo segmento colpisce l'estrema concentrazione degli acquisti su pochi prodotti: camicie, giacche e polo. Ciò lascia presumere una sorta di razionalizzazione della spesa da parte del consumatore maschile che evidenzia anche la tendenza a mischiare abbigliamento formale e sportswear abbinando giacca a camicia o polo e a pantaloni sportivi.
Finalmente, dopo anni di sofferenza, il sistema moda italiano ha registrato segnali di ripresa nel 2006, sia in Italia sia all'estero. Le imprese italiane hanno fatto uno sforzo enorme nel riposizionare la loro offerta, tenendo conto della competizione internazionale e del cambiamento della domanda indotto anche dai nuovi soggetti della distribuzione. Probabilmente stiamo assistendo a un vero e proprio processo di polarizzazione. Da una parte cresce l'industria del lusso made in Italy, e lo dimostra il fatto che alle spalle di Giorgio Armani, Prada e Max Mara, avanzano imprese come Dolce&Gabbana, Mariella Burani, Ermenegildo Zegna. Le aziende hanno la necessità di finanziare lo sviluppo e quindi stanno facendo l'ingresso in Borsa. Recentemente l'hanno fatto Aeffe e PiQuadro e per il 2008 si parla anche di Prada, Ferragamo e Versace. Sul fronte opposto, quello dei prodotti di fascia di prezzo inferiore, le produzioni asiatiche hanno occupato tutti gli spazi. Inoltre stanno modificandosi i comportamenti di acquisto in conseguenza dell'affermazione delle proposte commerciali di Zara e di H&M, ma anche di lkea e dei voli aerei low cost.
LE FIBRE PER SETTORE
La filiera italiana del tessile-abbigliamento sta recuperando posizioni grazie alla ripresa dell'abbigliamento. Nel 2006 il fatturato complessivo dell'industria italiana della moda, è aumentato a 67,58 miliardi di euro (+6%), in base alle stime della Camera nazionale della moda. II valore delle esportazioni è aumentato a 40,6 miliardi (+3,9%). Le esportazioni d'abbigliamento sono aumentate a 14,76 miliardi (+4,6%), con percentuali superiori al 5% quelle del vestiario esterno donna, camiceria, intimo, calzetteria, accessori e confezioni in pelle.
Per il 2007 la Camera nazionale della moda ha previsto una crescita complessiva di tutti i compatti fra il 3 e il 4%. Le differenze nelle dinamiche attese tra monte e valle sono certamente connesse all'andamento del dollaro e al diverso impatto del ciclo economico internazionale. L'elemento cruciale per il comparto a valle è rappresentato dal netto miglioramento delle aspettative dei consumatori che genera un effetto da domanda interna sulla prima parte del 2007 pari a circa due punti percentuali. Sarà maggiore l'incremento di abbigliamento, calzature e pelletteria, rispetto a quello dei tessuti e della pelle. Le importazioni continueranno ad aumentare a un ritmo sostenuto (+9%) e le esportazioni più a rilento (+3%).
GLI SCAMBI CON LA CINA
Il grande concorrente internazionale è la Cina. Le importazioni di abbigliamento di produzione cinese nel 2006 sono aumentate in tutta Europa in misura esponenziale, raggiungendo quote elevatissime. Per esempio nelle importazioni di filati di lino la quota di prodotti cinesi già nel 2005 è stata del 55%, nei reggiseni del 50%, nei pantaloni del 30%. In Italia il valore delle im-portazioni cinesi nel 2006 è aumentato a 2,66 miliardi di euro (+21 %) e ha rappresentato il 23% di quelle totali.
I DISTRETTI INDUSTRIALI
I distretti produttivi delle filiere tessile e pelle stanno subendo pesantemente la concorrenza internazionale. Ricordiamo che in Italia sono stati censiti oltre 40 distretti delle due filiere, con un totale di 35.000 imprese e 300.000 addetti.
Alcuni distretti stanno uscendo dalla crisi grazie a strategie sia di qualificazione dell'offerta, sia di delocalizzazione produttiva. Il distretto laniero di Biella, dopo quattro anni con tendenza negativa, nel 2006 ha dato segnali di ripresa, per lo meno nel settore della tessitura (+7,8%), mentre in quello della filatura è continuato il calo (-3,3%). Nel 2006 anche il distretto di Prato ha rallentato il calo degli ultimi anni: il valore della produzione è stato di 4,46 miliardi di euro (-1%) e quello delle esportazioni di 2,4 miliardi (-1,4%). Nel 2005 il fatturato era diminuito del 4% e le esportazioni del 7%.
La risposta alla crisi del tessile è stata la parziale trasmigrazione nella confezione, che ha rappresentato un quarto del valore della produzione di Prato. A questa conversione da distretto del tessile a distretto della moda stanno partecipando attivamente anche alcune aziende cinesi dislocate nel territorio di Prato. Il distretto di Carpi nel 2006 ha migliorato i risultati aumentando il giro d'affari complessivo a 1,27 miliardi (+8,8%) e il valore delle esportazioni a 385 milioni (+7,7%). Il distretto salentino dell'abbigliamento e delle calzature negli ultimi 5 anni ha dimezzato imprese e occupazione a causa della concorrenza asiatica. Nel 2006 è iniziata una certa ripresa, attraverso l'innalzamento delle produzioni verso i segmenti medio alti della moda, anche investendo in marchi propri e non soltanto nelle attività per conto terzi.
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